A caro prezzo
Naturalmente sono soddisfatto per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, un po' meno per come è avvenuta la liberazione.
AsiaNews segnala la differenza di trattamento e di valore tra il reporter italiano e i due cittadini afgani rapiti con lui (uno dei quali sgozzato e decapitato), come risulta dalla manifestazione di un gruppo di afgani.
Inoltre c'è il problema del trattare con i terroristi. Non ne faccio una questione di rispetto della legge in forma assoluta del tipo "la legge è legge e va rispettata (punto)". Il problema è che una concessione apra la strada ad altri rapimenti, ormai si sa che gli italiani, per liberare gli ostaggi, pagano o addirittura fanno pressioni su un governo sovrano per liberare chi quello stesso governo combatte. Tutti giornalisti italiani in scenari di guerra oggi sono ancora più a rischio.
Anche la politica diciamo teorica - per distinguerla da quella pratica di chi ha deciso che trattare con i terroristi era il bene della nazione - si è schierata per il riconoscimento formale di talebani, invocando la loro presenza al tavolo della conferenza di pace.
Il governo tratta direttamente con i talebani, seppur tramite canali non ufficiali, leggasi Gino Strada. Fassino, dopo il riconoscimento pratico del governo, concede il ricoscimento politico.
La logica del governo mi sembra molto chiara: con i talebani si può trattare. Non capisco invece come, nello stesso post, si possa prima dire che una trattativa è sempre una trattativa e poi che è logico, per avere la pace, trattare con chi combatte. Credo che allora sia giusto trattare con chi sequestra persone, come si potrebbe liberare un'ostaggio senza trattare con chi lo tiene in ostaggio?
Intressante, sempre riguardo a questa vicenda, mi sembra l'analisi di Andrea Gilli, sulla rappresentanza italiana nella e dopo la vicenda del rapimento di Mastogiacomo.
AsiaNews segnala la differenza di trattamento e di valore tra il reporter italiano e i due cittadini afgani rapiti con lui (uno dei quali sgozzato e decapitato), come risulta dalla manifestazione di un gruppo di afgani.
Inoltre c'è il problema del trattare con i terroristi. Non ne faccio una questione di rispetto della legge in forma assoluta del tipo "la legge è legge e va rispettata (punto)". Il problema è che una concessione apra la strada ad altri rapimenti, ormai si sa che gli italiani, per liberare gli ostaggi, pagano o addirittura fanno pressioni su un governo sovrano per liberare chi quello stesso governo combatte. Tutti giornalisti italiani in scenari di guerra oggi sono ancora più a rischio.
Anche la politica diciamo teorica - per distinguerla da quella pratica di chi ha deciso che trattare con i terroristi era il bene della nazione - si è schierata per il riconoscimento formale di talebani, invocando la loro presenza al tavolo della conferenza di pace.
Il governo tratta direttamente con i talebani, seppur tramite canali non ufficiali, leggasi Gino Strada. Fassino, dopo il riconoscimento pratico del governo, concede il ricoscimento politico.
La logica del governo mi sembra molto chiara: con i talebani si può trattare. Non capisco invece come, nello stesso post, si possa prima dire che una trattativa è sempre una trattativa e poi che è logico, per avere la pace, trattare con chi combatte. Credo che allora sia giusto trattare con chi sequestra persone, come si potrebbe liberare un'ostaggio senza trattare con chi lo tiene in ostaggio?
Intressante, sempre riguardo a questa vicenda, mi sembra l'analisi di Andrea Gilli, sulla rappresentanza italiana nella e dopo la vicenda del rapimento di Mastogiacomo.
I talebani cantano vittoria: il “prezzo elevato” per la libertà di Mastrogiacomo Siti web islamici raccolgono messaggi di congratulazioni per la liberazione dei 5 prigionieri e promettono di continuare la lotta. I talebani hanno vinto anche dal punto di vista politico, riconosciuti come interlocutori per una conferenza di pace. L’amarezza dei parenti dell’autista decapitato e della popolazione afghana. AFGHANISTAN - ITALIA |



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