Cosa ci tocca difendere!
All'ospedale Careggi il piccolo Tommaso è sopravvissuto ad un aborto tardivo (non usiamo volutamente la parola terapeutico, troppo ambigua), non è stato assistito per venti minuti dopo la nascita, ed è sopravvissuto sei giorni.
All'ospedale San Camillo a Roma chi si sottopone ad aborto tardivo firma un "consenso informato" con cui chiede di non rianimare il neonato, se sopravvive all'aborto. Questi fatti ci fanno orrore.
E sembrano non essere eventi eccezionali, almeno da quanto trapelato dai giornali. La legge 194/78 sull'aborto nell'art 7 prevede che dopo i primi novanta giorni di gravidanza: "Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l'interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell'articolo 6 e il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto. art.6, a) L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, puo' essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna".
Cioè, se la gravidanza è in fase avanzata, tanto da far ipotizzare la possibilità che il feto nasca vivo, la madre può abortire solo se è in pericolo di vita, e bisogna far di tutto per salvare il neonato: la 194 cerca di limitare al massimo gli aborti tardivi.
I fatti del Careggi e del San Camillo, così come riferiti dai media, sembrano evidenti violazioni di questa legge, che tutti a parole dicono di non voler toccare, ma che poi molti disattendono.
Vogliamo sapere cosa sta succedendo negli ospedali italiani dove si praticano aborti tardivi . Vogliamo sapere quanti sono i feti espulsi vivi, vogliamo sapere quanti ne sopravvivono, vogliamo sapere se viene fatto di tutto per salvarli.
Vogliamo sapere se ci sono violazioni alla legge 194 (e al codice penale). Noi quella legge non l'abbiamo voluta. L'abbiamo subita. Adesso chiediamo che venga rispettata in tutte le sue parti. Cosa ci tocca difendere!
Per approfondimenti, segnaliamo l'editoriale di Avvenire:
http://www.db.avvenire.it/pls/avvenire/ne_cn_avvenire.c_leggi_articolo?id=734576
Invitiamo tutti ad aderire all'appello "Cosa ci tocca difendere", sul sito dell'Associazione SamizdatOnLine:
http://www.samizdatonline.it:80/adesione.lasso?c=16
Redazione di Stranau
All'ospedale San Camillo a Roma chi si sottopone ad aborto tardivo firma un "consenso informato" con cui chiede di non rianimare il neonato, se sopravvive all'aborto. Questi fatti ci fanno orrore.
E sembrano non essere eventi eccezionali, almeno da quanto trapelato dai giornali. La legge 194/78 sull'aborto nell'art 7 prevede che dopo i primi novanta giorni di gravidanza: "Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l'interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell'articolo 6 e il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto. art.6, a) L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, puo' essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna".
Cioè, se la gravidanza è in fase avanzata, tanto da far ipotizzare la possibilità che il feto nasca vivo, la madre può abortire solo se è in pericolo di vita, e bisogna far di tutto per salvare il neonato: la 194 cerca di limitare al massimo gli aborti tardivi.
I fatti del Careggi e del San Camillo, così come riferiti dai media, sembrano evidenti violazioni di questa legge, che tutti a parole dicono di non voler toccare, ma che poi molti disattendono.
Vogliamo sapere cosa sta succedendo negli ospedali italiani dove si praticano aborti tardivi . Vogliamo sapere quanti sono i feti espulsi vivi, vogliamo sapere quanti ne sopravvivono, vogliamo sapere se viene fatto di tutto per salvarli.
Vogliamo sapere se ci sono violazioni alla legge 194 (e al codice penale). Noi quella legge non l'abbiamo voluta. L'abbiamo subita. Adesso chiediamo che venga rispettata in tutte le sue parti. Cosa ci tocca difendere!
Per approfondimenti, segnaliamo l'editoriale di Avvenire:
http://www.db.avvenire.it/pls
Invitiamo tutti ad aderire all'appello "Cosa ci tocca difendere", sul sito dell'Associazione SamizdatOnLine:
http://www.samizdatonline.it
Redazione di Stranau



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2 commenti:
Se c'è una legge è giusto che venga rispettata!
Mi chiedo, però: un bambino nato vivo da aborto terapeutico/tardivo, ha delle possibilità di sopravvivere o la rianimazione sarebbe un'inutile prolungare la sua sofferenza?
E' di poche settimane fa la notizia di una bambina nata alla 21esima settimana (non si trattava di aborto) che con le opportune cure e dopo 4 mesi di incubatrice è stata dimessa in ottime condizioni.
I bambini hanno delle capacità di ripresa impressionanti, se al piccolo Tommaso fossero stati prestasti immediati soccorsi, invece dei 20 min di indecisione, credo che ci sarebbero state speranze di consentirgli una vita normale (a parte il trauma della madre che lo voleva morto).
Resta il problema della mentalità eugenetica che abbiamo acquisito. Perchè un bambino con una malformazione risolvibile con un intervento chirurgico non deve vivere? il diritto alla vita per lui non vale? Merita tutela solo il diritto della madre di non essere scomodata da un imprevisto?
Mi rendo contro che per una madre un figlio rappresenti una realizzazione, e ogni madre vorrebbe che il proprio figlio sia sano. Ma da questo desiderio leggittimo, al sopprimere sistematicamente una creatura malata il passo è tragicamente crudele.
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