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giovedì 12 aprile 2007

L'occasione propizia

I cattolici in rivolta contro il Familyday forse non si accorgono del bene che l'aver indetto la manifestazione sta facendo alla famiglia.

A distanza di un mese dall'incontro di Roma, in questi giorni, grazie alla complicità delle feste, ho avuto modo di parlare della Famiglia, riuscendo a chiarire questioni che sono importanti per la famiglia stessa e per il Paese. Dove non sono riuscito a chiarire, ho almeno sollevato un dibattito su questioni per le quali ognuno si sente in dovere di dare un'opinione.

Il confronto che ho avuto in questi giorni è stato molto proficuo. Mai ho sentito parlare di famiglia, diritto naturale, istituto matrimoniale, come in questi giorni.
Inoltre sto informando sulle discriminazioni a cui va incontro chi decide di metter su famiglia, veri e propri ostacoli messi in atto da politiche economiche che non si ricordano della famiglia ma trovano i soldi per le pensioni di reversibilità dei conviventi.

I frutti del Familyday già si raccolgono. Scendere in piazza è un atto democratico, sarò felice di farlo e di condividere questa esperienza con quante più persone e famiglie possibili.
Complimenti vivissimi! Credenti in rivolta: "Siamo cattolici e per i Dico"
«Noi al Family day non ci saremo». Aumenta il dissenso nella Chiesa per la crociata sulla famiglia e cresce il fronte dei cattolici «sì Dico», cioè sacerdoti diocesani, comunità di base, associazioni e movimenti ecclesiali che diserteranno la chiamata della gerarchia e degli stati maggiori del laicato alla «guerra santa» contro la regolarizzazione delle unioni di fatto. Sono in molti, nelle diocesi e nel laicato, a ritenere che la prova di forza, l’esibizione «muscolare» di 100mila cattolici in piazza, non giovi alla causa di un istituto (il matrimonio religioso) la cui crisi non accenna ad arrestarsi.
No alla kermesse, spiega don Vittorio Cristelli, capofila dei «dissenzienti» in Trentino. «Le manifestazioni di piazza, anche per esigenze di spettacolarizzazione, si caricano di simboli polemici e di sceneggiature satiriche, che estremizzano le tematiche e personalizzano lo scontro», spiega.
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